Profondamente io.

Questo è stato il diario di un inizio e di una scoperta. Ossequi.

Il mio primo racconto spanking.

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La prima storia che ho scritto, appena ho scoperto di essere una spankee, quando ero una piccola neofita! Allora credevo che fosse un po’ insignificante per chi avesse praticato, ma ieri mi sono commossa! Spero che non si dispiaccia colui a cui era stata dedicata perchè questo è un buon ricordo.

Una storia per P.

Domenica 07/novembre/2010
Cosa dire quando non si sa quasi nulla dell’argomento di cui si deve parlare? Un argomento non facile, ma seducente. Rischioso e attraente. Questa cosa mi attira al punto che supero il mio orgoglio e la mia diffidenza. La scrivo mentre faccio finta di studiare nella mia aula studio preferita. Metto me stessa nella carta, in questo foglio fatto di pixel, anche se mi da fastidio lasciarti entrare nella mia testa. Sono gelosa dei miei pensieri. So che tu li vuoi. Questo è un compromesso difficile da accettare, ma mi piace pensare che tanto non possiamo dominare quello che si chiama amore, quindi me ne faccio una ragione e vado avanti a scrivere anche se non so se poi lascerò leggermi. Scrivo secondo il mio gusto per non perdere l’ispirazione del momento o il filo del discorso. Scrivo anche cose che potranno non piacere perché scrivo secondo la mia immaginazione e la mia voglia. Io ho sempre un piede per terra, parto sempre da presupposti reali, poi guardo verso il cielo e punto in alto verso qualcosa che immagino, ma non so cosa sia.

Oggi ho un sacco di cose da fare. Compreso studiare. Infine devo tornare da lui stasera alle otto. Il pomeriggio mi parte. Le ore volano. I bicchierini di carta del caffè si accumulano. Sono riuscita a studiare molto. Si è fatto tardi, devo andare. Oggi è stata una giornata pesante, intensa, troppo piena.

Faccio un salto in bagno. Esco dalla biblioteca. Cerco il cellulare nella borsa. Non lo trovo. Mi fermo a rovesciare tutta la roba sul muretto di una casa alla ricerca di quel cellulare maledetto. Non c’è.

Non me ne sono accorta per tutto il pomeriggio. Non farà differenza adesso.

Arrivo a casa. Suono, lui mi apre, corro di sopra, trovo la porta aperta, entro cercandolo.

“Marta..”. Una pausa di silenzio. Il tono é chiaramente arrabbiato.

Il suono della sua voce mi raggiunge ancor prima che entri in salotto, dove mi sta aspettando. Mi entra nelle orecchie, mi attraversa. Già non ho più voglia di varcare la porta. Non so quale sia il problema, sono stata puntuale. Odio quel tono di voce fermo, distaccato.

Mi chiedo quale sia il perché. So che se non entro subito è peggio quindi mi faccio avanti e lo guardo.

“Sono qui.” dico.

“ Hai dimenticato il telefono a casa.”

Lo so, dico senza capire, lui sa che quando studio mi chiudo nel silenzio ed è sempre come se fossi senza cellulare, non c’è modo di raggiungermi, non voglio nulla a distrarmi.

“Ti ho chiamata, l’ho sentito squillare e l’ho trovato. Ho pensato di riportartelo più tardi, finché non ha cominciato a suonare di nuovo. Sono andato a vedere. Era S. Per tutto il giorno ha suonato senza sosta. In tutto sono state 5 chiamate. Voglio sapere perché.”

Non so cosa dire. Ho detto chiaramente a S. che deve lasciarmi in pace, che non deve cercarmi. Gli dico che forse S. aveva bisogno davvero.

“L’hai visto di recente?” “ Sì, l’ho visto.”

“Però hai pensato bene di non dirmelo”

No, non è vero ,ribatto. Una telefonata è solo una telefonata, sta esagerando. Rivoglio il mio cellulare.

“Forse non me l’hai detto perché sapevi che la sua telefonata aveva un fondo di interesse. Hai ricevuto anche due messaggi, sono suoi. Vuoi che li legga? Non l’ho ancora fatto. Dimmi la verità e poi verifichiamo se è vero.”

Ho incontrato S. sabato mentre tornavo a casa. Ha insistito per accompagnarmi, gli dico. Non gli ho detto nulla per non farlo ingelosire, semplicemente perché non ne avevo voglia, gli spiego. L’ho lasciato prima di conoscere lui, non gli basta questo?

Apre il messaggio. Legge: “Ciao Marta, ci vediamo più tardi per fare due chiacchere per favore?”

“Vedi che non è niente?” faccio io.

Continua col secondo sms “Non mi rispondi più per via di quel bacio?” Mi fissa.

Non posso crederci, sono fregata. Lui è furioso.

“Ok, è vero, scusami, ci ha provato, ma l’ho respinto chiaramente. Lo sai benissimo che non m’interessa. Che storie fai!”

Lui mi guarda malissimo. Poggia il telefono sul tavolo.

“Non c’è nulla che mi faccia incazzare più di una bugia. Stai con me, e questo non me lo dici? Che storie sono che ti accompagna a casa, ti bacia e ti scrive?”

“L’ho incontrato per caso e l’ho respinto. Mi dispiace. Te ne avrei parlato più avanti.” Sbuffo.

Si alza in piedi. Capisco che l’ho fatto scattare. Eccolo. Mi afferra. Mi da una scrollata di spalle, mi fa male mentre mi domanda “Di chi sei tu, Marta?” Non gli rispondo, non ci riesco. Tutte queste urla mi riempiono la testa.

Mi lascia lì in piedi. Si risiede. Guardo il muro, fisso il vuoto. Ancora sento la sua presa sulle spalle. Le dita strette nella pelle.

Lui mi aspetta.

“Marta..” Di nuovo quel tono di voce sottile e tagliente. Un attimo più veloce di un fulmine. Lento abbastanza per sentirlo entrarmi dentro a toccarmi dalle orecchie alla punta dei piedi.

“Vieni qui.” Altre due parole mi trapassano. Mi alzo e mi avvicino.

“Sai cosa succederà ora, vero?” “Credo di sì”

“Che cosa?” “Pagherò quel che ho meritato”

“Esatto Marta, te lo sei meritato. Adesso le prendi. Forse dopo sarai più sincera, non credi?”

Distolgo lo sguardo, sospiro, mi sento già stretta in una morsa.

“Non rispondi? Lo scopriremo presto.”

“Sfilati il cappotto e le scarpe. “ Eseguo.

“Slacciati i pantaloni e lasciali andare fino alle caviglie.” Accosto le mani al bottone dei pantaloni. Non ci riesco. “No, per favore, mi dispiace di non avertelo detto, non mi fare questo.”

“Slacciali subito, non farmelo ripetere” Lo faccio, sono in crisi. I pantaloni scivolano giù, mi carezzano le cosce, comprensivi.

“Cominci a capire, avvicinati ora.” Mi avvicino, i jeans mi impacciano, comincio a sentire l’aria fresca sulla pelle delle gambe. Me li fa sfilare dalle caviglie, sento freddo. Ho le gambe completamente nude.

Mi prende per un braccio. Mi trovo riversa sulle sue ginocchia. Mi sento una scema, mi sento ridicola sdraiata sul divano svestita, sotto il suo sguardo così vicino. Mi appoggia una mano su una natica, l’altra sulla schiena. Solleva una mano. Chiudo gli occhi.

Parte una prima dose di sculacciate che mi scaldano le natiche attraverso gli slip bianchi a disegnini neri. Si ferma.

L’attesa è pesante, mi passa le dita sul bordo delle mutandine. Fisso il bracciolo del divano di fronte a me, aspetto. Comincia a sfilarmi le mutande e me le lascia a metà coscia. Mi ci incornicia le natiche, tra la maglietta e gli slip arrotolati. Mi abbandono nella vergogna in silenzio, immobile, cerco di calmarmi.

La pelle è già un po’ calda. Ricomincia a sculacciarmi senza tanti complimenti, i miei “ahi” non gli danno soddisfazione. Si ferma, si siede più avanti verso il bordo del divano, lascia che le mie gambe cadano giù verso il pavimento. Mi tira su per i fianchi, mi tiene il sedere ben alto, comincia a far scendere gli slip alle caviglie. Allungo una mano a trattenerli, ma mi prende per un polso e mi ferma il braccio contro la schiena.

Sono completamente scoperta. Ho le gambe stese, a malapena arrivo al pavimento coi piedi.

Ho il sedere nudo per aria, sotto il suo sguardo, sotto le sue mani. Mi colpisce ripetutamente, mi fa vibrare la carne insieme all’anima. Stringo i muscoli, mi muovo, sforbiciare le gambe nel vuoto non serve.

Sento il male sulla pelle e il vuoto farsi strada nel petto e nella mente.

Si ferma, mi massaggia. Mi domanda se ho capito. Rispondo un sì, soffocato. Mi dispiace. Lo dico.

Continua a massaggiarmi dove sono più rossa, dove sa che mi fa più male. Mi avverte che adesso sarò sotto la sua stretta visione.

Annuisco, comprendo che mi ha colpito per riuscire a toccarmi davvero.

Manca poco perché ricominci. Incomincerà a sculacciarmi. Per davvero.

Written by Sogno

17 febbraio 2011 a 15:37

Pubblicato su racconti

Astenersi analisi su ciò che non si sa e si crede di sapere. Questo blog non è un periodico, è per me sputo o diletto. Non sono richieste consulenze, né si risponde alle aspettattive dei lettori.

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