Profondamente io.

Questo è stato il diario di un inizio e di una scoperta. Ossequi.

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L’educazione di Prisca 4

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Quando mi porta al parco Paride a volte mi fa fare la pipì in un angolo all’aperto, inginocchiata con la gonna sollevata o i pantaloncini calati. Mi vergogno tantissimo perchè ho sempre paura che qualcuno mi veda e cerco sempre di fare in fretta. Quando dimentico di tirare giù anche le mutandine e le bagno, Paride mi sculaccia un paio di volte sul posto e mi fa stare con le mutandine bagnate finchè non siamo tornati a casa. Gli chiedo sempre se me la fa fare in un bagno, ma lui non vuole che io mi appoggi alla tavoletta di un water pubblico e adora farmi stare all’aria aperta.

Oggi era così freddo che siamo rimasti a casa e quando mi ha accompagnato a fare la pipì, indossavo degli slip che Paride non vuole che indossi perchè sono troppo da grande e quando mi sono abbassata i pantaloni e me ne sono ricordata, ho cercato di nasconderli e Paride se n’è accorto subito. Abbiamo avuto uno di quelli scambi di sguardi che la sanno lunga e la dicono tutta. Io ero preoccupata e imbarazzata e ho cercato di strappargli un sorriso con gli occhi dolci, ma lui non era dello stesso avviso. “Togliti subito quelle mutandine Prisca.” Si è accucciato davanti per sfilarmi tutto e mi ha fatto sedere sul water. Ha preso le mutandine, le ha appallottolate e me la ha portate al viso: “Queste le tieni in bocca adesso e poi ti metti quello che ti dico io.“ Ho fatto la pipì con le mutandine in bocca mentre lui mi guardava e mi stringeva le gambe.

Quando mi sono tirata su Paride mi ha fatto mettere sul bidet per lavarmi lentamente, prima in un verso, poi in un altro. Mi ha sciacquato il sapone dal culetto e dalla passerina e mi ha asciugato un po’. Quando siamo andati in camera mi ha fatta sedere a gambe aperte depilando la mia leggera peluria perchè vuole che io sia liscia, senza un pelo, come una bambina. Mentre mi massaggiava le labbra con l’olio mi ha indicato un paio di slip rosa con un fiocchetto di una taglia in meno rispetto alla mia. “Ti metti queste mutandine strette adesso e le cambi solo con il mio permesso. Intesi?”

Quando le ho messe stringevano sui fianchi e dietro s’infilavano in mezzo alle natiche, continuavo a sistemarle finché Paride me le ha tirate a perizoma in mezzo alle gambe, mi ha sfilato la maglietta e mi ha sculacciata molte volte sulle sue ginocchia. “Sai che è mio dovere umiliarti, quando non mi dai retta bambina?” “Sì…” “Ti punisco e punisco il tuo culetto, sai che è giusto.” Mi ha infilato un po’ le mutandine in mezzo alle labbra, facendomele stare un po’ dentro e intanto mi accarezzava il sedere e mi diceva che dovevo imparare ad essere punita e lavata senza fare storie e a non mettere delle cose non adatte a me senza il suo permesso..

Written by Sogno

9 ottobre 2011 at 22:25

L’educazione di Prisca 3

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Ieri  Paride mi aveva sculacciata a lungo in macchina e mi aveva fatto stare per tutto il viaggio con una paglietta fine inserita nelle mutandine con l’ordine di stare immobile. Quando siamo tornati a casa mi ha detto di preparargli un caffé poi mi ha chiamato in salotto.

A fianco a lui sul divano c’era una busta lunga e stretta blu di ghiaccio sintetico sopra un asciugamano.
“Prisca vieni qui” L’ho guardato interrogativa. “Forza siediti. No, non sul divano, ti siedi sul ghiaccio. Prima abbassi pantaloni e mutandine.” Mi ha teso la sua mano, mi ha abbassato tutto, mi ha tolto la paglietta e mi ci ha fatto sedere controllando che avessi il sedere aperto. “Devi stare qui, io intanto ti guardo e ti parlo, capito?” “Sì.” Ho sentito freddo sotto, la pelle accesa. “Mi devi sempre portare rispetto, sempre.” mi è venuto di fronte, mi ha tolto i pantaloni, e mi ha lasciato dapprima con le mutandine a metà coscia poi mi ha tolto anche quelle e mi ha fatto allargare le gambe davanti a lui.

A volte sollevavo un po’ la cosce per staccare i glutei dalla plastica gelata e muovere un po’ la pelle, ma ogni volta Paride mi mollava uno schiaffetto sulla passerina aperta e premeva su di me per far aderire tutta la pelle allo strato di ghiaccio. A un certo punto ha cominciato a bruciare.
Dopo un po’ Paride mi ha chiesto “piccola, com’è il sederino adesso?” “Non lo sento più.” Mi ha tenuta lì stretta, mi sembrava interminabile, poi mi ha fatto alzare in piedi e ha cominciato a tastarmi il sedere chiedendo se sentivo la sua mano e mi ha allungato una sculacciata.
“Abbiamo finito piccola, ma non voglio più che ti tocchi senza permesso, altrimenti la prossima volta tieni il ghiaccio direttamente dentro il culetto, intesi?” “Sì. Grazie.” L’ho abbracciato. Quando ho ripreso la sensibilità sentire il suo massaggio caldo è stato un sollievo.

Written by Sogno

30 settembre 2011 at 13:19

Pubblicato su bimba, punizione, racconti, sculacciate

Punishment room

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La stanza delle punizioni era sempre occupata.
In sala d’attesa un cartello invitava a non sprecare tempo. Johnny svestì Sogno completamente e la prese in braccio. Mentre attendevano il loro turno, si misero ad osservare i presenti.

Signore e ragazze attendevano rosse in volto, tutte già a sedere nudo. Mariti e genitori le guardavano severi. Johnny le diede una carezza prima di prendere il battipanni di vimini e di condurla per mano nella stanza, con le forme nude di Sogno che tremavano al cammino..

 

Written by Sogno

15 settembre 2011 at 18:21

Un padre punisce la figlia, ma non da solo.

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Alcuni momenti per me sono pura poesia.

Written by Sogno

20 agosto 2011 at 18:27

Pubblicato su bimba, cameriera, sculacciate, video

Capitolo 1 – Il padrone della Villa.

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Da bambina la notte scivolavo nel letto e i miei pensieri correvano a stringere la mano all’omino invisibile della mia infanzia. Attimi in cui mi immaginavo protagonista di uno sceneggiato, nel ruolo della fanciulla bella e circondata di virtù offesa. Luoghi esotici, posti perfetti dove dedicarsi alle mie fantasie e popolarle con personaggi spinti da passione. Giusto condimento e diletto per le mie abbuffate di godimenti infantili era il dramma. Sogni fantasie riesumati e spalmati in questi brevi capitoli.

Quando servivo nella Villa del Mar, ogni mattina era mio compito riempire un secchio d’acqua al pozzo e lavare il pavimento della casa padronale prima che rincasasse il signor E. Mi ricordo che mentre strofinavo le piastrelle del bagno, passavo mentalmente in rassegna le mie faccende quotidiane, chiedendomi per quale negligenza sarei stata rimproverata al suo ritorno. Quale sarebbe stata la mia punizione per aver dimenticato i panni in balia dell’umidità o non aver spillato il vino rosso prima di chiamarlo per la cena.

La prima volta che fui punita dal padrone fu quando dimenticai di serrare la stalla e uscirono tutti gli animali. Le volpi uccisero gli agnelli. Il padrone mi venne a prendere, mi alzò la gonna dopo avermi abbassato le mutandine e di traverso sulle sue ginocchia mi sculacciò. Da quella volta si occupò sempre lui delle mie punizioni, personalmente o istruendo la governante su come fare. Il signor E. mi dava sculacciate sul sedere nudo ogni volta che commettevo gravi dimenticanze o combinavo pasticci. Quando cominciavo a piangere per il dolore forte e acuto si fermava un pochino per lasciarmi calmare poi riprendeva.

Ricordo anche le prime volte in cui sono stata toccata da mani maschili in modo rude. Da piccola, non riuscivo a comprendere a fondo come potessero trovare piacevole quello scambio di saliva e cosa sentissero quelle mani umide di sudore. La pelle dei miei compagni di scuola, figli dei contadini, era seccata dal sole, resa dura dal lavoro. La prima volta che tornai a casa col vestito sgualcito e sporco di terra senza dare spiegazione il padrone ordinò che fossi istruita in casa, sotto la supervisione della governante. Questo significava evitare l’umiliazione che subivo per strada ed essere sempre più sotto il suo sguardo e il suo stretto controllo.

Mantenermi vergine costituiva un valore, un dovere da rispettare. Più tardi cominciai a capire e strappai delle bende dalla sottoveste per fasciarmi i seni e prolungare il tempo in cui sarei stata al sicuro. Poi dovetti accettare quello che è l’ineluttabile destino della mia condizione. Servire. Sono stata fortunata perché il mio signor E. nutriva per me un certo affetto e fu molto contento del mio interesse per la cultura. Non tollerava i servi analfabeti e detestava sentire dalla cucina brevi scambi colloquiali dialetto. Quando cominciai a dargli le soddisfazioni che cercava, il padrone mi diede il permesso di accedere alla biblioteca nel mio tempo libero. Questo era anche un suo modo per tenermi al sicuro, più vicino a sé. Dovevo adempiere ai miei compiti, ma avevo la possibilità di accedere ai libri, leggere e studiare. Imparai quel che tanto che bastava per capire con la consapevolezza di un adulto come il sesso potesse diventare motore di ingiustizia, violenza e dolore. Come le donne fossere potenziali fonte di conflitti.


Written by Sogno

13 maggio 2011 at 01:19

Fidanzatina capricciosa.

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Sabato sera sono stata sculacciata da Fabrizio.
Mentre eravamo in macchina continuavo a fare la cretina finchè ad un certo punto ho urlato. Ho chiesto a F. se qualcuno ci poteva sentire e appena lui mi ha detto no, ho attaccato ad urlare. Più che un urlo vero e proprio direi che è stata una cosa a metà tra un urlo e uno strillo. E’ durato un po’ e quando ho smesso di urlare lui mi ha detto che me ne sarei pentita.

Quando siamo arrivati a casa sua ha cominciato la sua sceneggiata a proposito del fatto che avevo rischiato di perdere il treno e che lui si era preoccupato e non si scherza su queste cose e bla bla bla. Fabrizio mi diceva queste cose e io me ne stavo in piedi con la schiena quasi appoggiata al muro. Lui mi faceva segno di avvicinarmi, ma io non volevo e ha a lzato la voce finchè non ho ubbidito. Mi ha ordinato di sistemarmi sulle sue ginocchia senza storie e starmene lì ferma senza dargli fastidio. Io non volevo stare lì semi sdraiata, con le gambe giù dal letto, ma lui mi ha tenuto stretta e ho resistito finchè non ce l’ho fatta più.

Indossavo un vestito blu chiaro con le bretelline sottili e la stoffa ampia e morbida. Lui me l’ha sollevato in un lampo e ha iniziato a sculacciarmi forte. Io cercavo di nascondere il sedere e di massaggiarmi con le mani perchè mi ha fatto molto male fin da subito. Dopo un po’ mi ha detto che era veramente stufo di me e mi ha abbassato le mutandine. Quando ho cominciato a prenderle senza nessuna protezione prima l’ho implorato poi mi sono messa a piangere. Che dolore!!
Continuavo a dirgli “ti prego, mi fa male, perdonami!”, “mi dispiacee!!” e sono cominciate le lacrime. Lui non mi ha ascoltato, continuavo a scivolare giù e F. ogni tanto mi risistemava e mi diceva che me le meritavo così.

Mi ha fatta alzare e mi ha portato alla scrivania per farmi chinare sul tavolo. Lì mi ha battuto con la spazzola, che male e che dolore!
Poi lasciandomi china sul piano mi ha preso con un braccio attorno alla vita e tenendomi stretta e inchinata, con le gambe tese mi ha riempita di sculaccioni a mano ben aperta. Avevo il mio bel da fare a saltare sui miei piedini.

Si è fermato e mi ha ordinato di tornare subito sul letto, mi ha fatto sdraiare e si è sfilato la cintura.
Quando è arrivato il primo colpo dove ero appena stata battuta con la spazzola ho sentito un dolore atroce. Ho cominciato a supplicarlo e lui noncurante mi ha colpito con la cinghia per un po’.

Quando si è fermato mi sono sentita meglio.
Lui mi ha accarezzato le natiche e mi ha infilato le mani fra le gambe. Mi ha tirato su e mi ha fatto segno di rimettermi sulle sue ginocchia. Mentre ero sulle sue ginocchia a sentire di nuovo la forza delle sue mani mi ha ordinato di togliermi il vestito. L’ho pregato di lasciarmelo tenere, ma lui non ha sentito ragioni. Me l’ha fatto sfilare con un solo gesto e ha interrotto la sculacciata per sganciarmi da dietro il reggiseno gettandolo più in là. Sono rimasta con le mutandine bianche abbassate a meta coscia e nient’altro.

Mi è venuto ancor più da piangere, avevo le tette schiacciate sui suoi pantaloni. Lui mi ha fatto alzare subito e si è messo a guardarmi e a toccarmi, io cercavo di spostargli le mani dai miei fianchi e dai capezzoli, ma lui mi ha ordinato subito di inginocchiarmi e ha cominciato a sganciarsi i bottoni dei pantaloni. Io tenevo una mano sul seno e con l’altra mi palpavo le natiche dolenti. Sono caduta col culo nudo sul letto, ho fatto appena in tempo a sentire il fresco della coperta, e F. mi è piombato di fronte, mi ha preso le mani e mi è entrato in bocca.

Mi ha scopato la bocca commentando i miei seni e il mio atteggiamento. Mi ha tirata su e mi ha ordinato di mettermi a pecorina sul letto e di farmi scopare così. Mi ha preso subito, penetrandomi e facendomi male. Mi ha mollato un paio di sculaccioni, mi ha detto di fare la brava e di farlo godere. Ho sentito il piacere, il viso premuto contro a un cuscino, poi siamo rimasti vicini, immersi nel letto caldo di noi.


Written by Sogno

2 maggio 2011 at 02:19

Pubblicato su racconti, sculacciate

Bambine cattive.

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E punizioni molto cattive.

Io nell’angolo non ci vado. Ma l’avete vista questa seggiolina??

Il tenerissimo figging. Tenero perché io l’ho vissuto così.

Ortica orticante. Questa deve essere tremenda.

Written by Sogno

27 aprile 2011 at 12:49

Pubblicato su bimba, punizione, sculacciate

Non sarà dura tenerti ferma.

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Written by Sogno

14 aprile 2011 at 14:00

Pubblicato su sculacciate